Микеланджело Черраккио
Беневенто, Кампания
Michelangelo Cerracchio è nato a Roma, tuttavia ha trascorso una parte significativa della sua vita nel nord Italia, nella città di Brunico, vicino al confine austriaco. La sua famiglia proviene dal sud del Paese, dall’area tra Benevento e Napoli; per questo egli afferma di sentire in sé tratti di tutta l’Italia — del sud, del centro e del nord. Grazie ai genitori ha trascorso molto tempo in diverse regioni del Paese: l’inverno in Alto Adige, la primavera e l’autunno a Roma, e l’estate al sud.

L’Alto Adige ha avuto su di lui un’influenza particolare: una regione caratterizzata da una forte eredità culturale austriaca. Il tedesco, il plurilinguismo e un ambiente internazionale sono largamente diffusi. Secondo Michelangelo, la maggior parte degli abitanti della regione parla fluentemente almeno italiano, tedesco e inglese.

Successivamente si è trasferito in Russia. Durante gli studi presso la facoltà di relazioni internazionali a Milano si è interessato alla Russia e ha desiderato comprenderne più a fondo la politica e la realtà del Paese. Dopo aver ottenuto una borsa di studio dalla Casa Russa, si è iscritto alla Università Statale di San Pietroburgo al programma “Strategic and Arms Control Studies – Studi strategici e controllo degli armamenti”.

Il suo primo contatto con la Russia è avvenuto durante un viaggio lungo la Transiberiana. Ha attraversato l’intero Paese da San Pietroburgo fino alla Mongolia, visitando Mosca, Kazan, Ekaterinburg, Novosibirsk, Irkutsk, il Lago Bajkal e Ulan-Udė. In seguito ha visitato anche Volgograd, Murmansk, Velikij Novgorod, Vyborg e Staraja Ladoga.

Ciò che lo ha colpito maggiormente in Russia sono stati la pulizia delle città, la cordialità delle persone, l’amore per l’arte e soprattutto l’ospitalità russa. Egli osserva che i russi percepiscono la storia come lo sviluppo continuo di un’unica civiltà, e ciò si riflette nella cultura, nell’architettura e nella visione del mondo.

Attualmente Michelangelo vive a San Pietroburgo, studia, svolge ricerche nel campo della strategia nucleare europea, gioca a hockey in due squadre cittadine e viaggia attivamente nel Paese. In futuro vorrebbe diventare diplomatico o docente universitario. Uno dei suoi ricordi più simbolici è un’escursione invernale in Siberia con temperature intorno ai -38 °C. Dopo quell’esperienza ha una fotografia con l’orecchio completamente congelato, che considera un simbolo di resistenza e capacità di superare le difficoltà.
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